Nozioni Fondamentali

... Un unico obiettivo... imparare a vivere nel QUI E ORA!

 

 

LA RESPIRAZIONE E IL VIDHI QI-YOGA

 

In tutta la storia dello Yoga, questa disciplina e la respirazione sono sempre andati di pari passo e gli antichi Maestri già migliaia di anni fa hanno scoperto l’utilità del respiro. Dal punto di vista moderno il respiro ci appare solo come una successione di inspirazioni ed espirazioni, mentre il Vidhi Qi-Yoga insegna che il nostro respiro è manifestazione fisica dell’energia che ci dà la capacità di vivere e di respirare, di muoverci ed agire nel mondo, perché oltre all’ossigeno si assorbe l’energia vitale, il Qi è l’energia che ci anima. È questa forza vitale che ci permette di pensare, di digerire i cibi, sentire i suoni, di ridere, di praticare tutte quelle attività in cui ci troviamo impegnati in ogni momento sia consciamente che inconsapevolmente. Sebbene il Qi non sia di natura materiale, esso scorre in ogni parte del nostro corpo, penetrando in ogni cellula.

 

Ogni emozione che proviamo, ogni gesto che facciamo ed ogni pensiero che abbiamo influenza il nostro respiro: per esempio l’agitazione può accelerare il respiro per preparare il nostro corpo ad entrare in azione, così come una sorpresa può spingerci ad inspirare rapidamente, per fornire ossigeno al cervello e facilitare la rapidità del pensiero. Questa connessione tra corpo, respiro e mente non è una cosa che si insegna, tutti noi la conosciamo in maniera istintiva, quello che un buon insegnante di yoga può fare è solamente quello di ricordare come si fa, ed attraverso la pratica degli esercizi di respirazione possiamo fare un uso consapevole delle nozioni istintive e arrivare a capire con quanta potenza il nostro respiro influenza il modo di essere della nostra mente e del corpo, e poiché il nostro corpo è un sistema vivente che si ricrea costantemente, praticando gli esercizi di respirazione noi possiamo volontariamente esercitare un controllo per cambiare i modelli non sani di respirazione, di pensiero e di azione, come ad esempio quando siamo sotto pressione, rallentare e rendere consapevolmente più profonda la nostra respirazione può aiutarci a concentrarci e ad agire con più calma. Praticare yoga è riaccomodare la nostra connessione tra corpo, respiro e mente, quando si praticano gli esercizi, si può percepire come il Qi scorre attraverso di noi e come possiamo controllarlo per aumentare il nostro benessere fisico, mentale ed emotivo. Lo yogin infatti considera il respiro la sua manifestazione fisica.

 

 

LO YOGA ED IL RESPIRO LENTO E PROFONDO

 

Tre elementi importantissimi che compongono ogni singolo respiro sono l’inspirazione, l’espirazione e la ritenzione. Analizziamoli singolarmente:

 

Inspirazione: è la fase in cui i polmoni aspirano aria, l’ossigeno passa nel nostro corpo, fornendogli uno degli ingredienti essenziali alla vita. L’afflusso dell’aria nei polmoni è più o meno automatico, e dopo che abbiamo espirato, l’inspirazione avviene senza sforzo;

Espirazione: è la fase di espulsione delle sostanze gassose di scarto, anidride carbonica e dell’aria stantia verso l’esterno che il nostro corpo compie, quindi in questo caso i nostri polmoni funzionano da organo escretorio. Nella filosofia yoga l’espirazione è ritenuta anche il mezzo per eliminare le impurità dalla mente, fiato corto o espirazioni non complete fanno accumulare tossine nel nostro corpo, con effetti negativi sulla nostra mente. Espirare serve anche per predisporre la nostra mente ad un cambiamento.

Ritenzione: è l’assenza di inspirazione ed espirazione, quindi il momento di transizione tra queste due azioni. Quando inspiriamo e tratteniamo il fiato, la percentuale dello scambio gassoso dei nostri polmoni cresce, per conseguenza dell’aumento di pressione. Questo significa che dai nostri polmoni passa più ossigeno nel sangue. Nello stesso momento più anidride carbonica e altri prodotti gassosi di scarto passano dal sangue ai polmoni, pronti per essere eliminati con l’espirazione. Anche la pausa subentra quando restiamo senza fiato, ossia quando ci fermiamo un momento prima di iniziare l’inspirazione, tecnicamente è una ritenzione. Questa componente del respiro viene osservata raramente, ma è in realtà molto rilassante e viene perciò in diversi esercizi yogici.

 

Negli esercizi di respirazioni ci sono alcuni elementi da conoscere ed applicare affinché essa dia i suoi effetti fisici ed emotivi, e sono:

-         La durata dell’inspirazione;

-         La durata dell’espirazione, che di solito è il doppio dell’inspirazione;

-         Quanto a lungo si trattiene il fiato dopo avere inspirato;

-         Il volume dell’aria inspirata ed espirata;

-         La proporzione tra ciascuna delle componenti del respiro: inspirazione, espirazione, ritenzione e le altre;

-         Il punto del corpo in cui vengono focalizzati i pensieri (esempio: cuore o ombelico);

-         Il numero di volte che un esercizio o un ciclo viene ripetuto.

Avete presente quel tipo di respirazione veloce e affannosa che avete quando fate una corsa o un lavoro pesante? Nel Vidhi Qi-Yoga non esiste, la respirazione yogica deve essere quanto più lenta e profonda. Respirare solo con il torace, solo con l’addome oppure un po' in minima parte con entrambi, è la caratteristica che accompagna molte persone nei respiri di tutti i giorni, senza nemmeno che questi se ne accorgano. La respirazione yoga deve essere completa, cioè deve essere una notevole espansione sia del torace che dell’addome, in questa disciplina i respiri sono molto più profondi di quelli normali e di qualsiasi altro sport. Analizziamo un ciclo completo di respirazione:

I polmoni non possono respirare da soli, hanno bisogno di alcuni muscoli respiratori come il diaframma e i muscoli intercostali.

Durante l’inspirazione sia il diaframma che i muscoli intercostali si contraggono, in questo modo si ha un’espansione dia dell’addome che del torace, grazie alla contrazione del diaframma i polmoni si possono espandere anche verso il basso e così hanno più volume. I muscoli intercostali invece espandono la gabbia toracica e quindi anche i polmoni, che sono privi di muscolatura. Entrambi questi movimenti permettono all’aria di entrare per pressione negativa.

Durante l’espirazione invece il diaframma si rilassa e quindi si rialza ritornando nella sua posizione originaria, alla base della gabbia toracica, esattamente tra lo stomaco e i polmoni. Questo movimento, unito con quello dei muscoli intercostali che si rilassano e riducono la gabbia toracica, permette l’espulsione dell’aria.

L’essenza della perfetta respirazione nel Vidhi Qi-Yoga è:

-         Morbida e lenta;

-         Facile e regolare;

-         Lunga e continua;

-         Profonda e libera.

Non è cosa facile respirare in questo modo, specialmente quando si pratica un asana impegnativa, e per chi è alle prime armi lo è ancora di più.

 

LE ASANA E IL RESPIRO VIDHI QI-YOGA

La parola asana in sanscrito può avere vari significati ed originariamente significava “stare seduti”, negli anni ha assunto però il significato di “posizioni statiche”, in poche parole tutte le posizioni che si assumono quando si pratica yoga. Gli asana se praticati nel modo corretto agiscono su tre livelli: fisico (in modo diretto), mentale ed energetico (in modo indiretto). Lo yoga se ben praticato influisce enormemente sulle vite dei praticanti, aiuta a tornare e mantenere la salute psicofisica, impedisce l’insorgere di problemi oltre a mantenerti in forma. Anche se lo scopo ultimo dello yoga è quello di calmare la mente, uno yogi non dimentica mai che la salute deve cominciare sempre dal corpo.

Quando si esegue una posizione yoga per istinto si tende a trattenere il respiro, ed è cosa sbagliata. Bisogna sempre continuare a respirare e non trattenere mai il respiro, solo in questo modo si può arrivare ai numerosi benefici che una buona pratica dona. La cosa fondamentale è praticare, essere costanti ed avere pazienza. Per riuscire a cambiare il modo di respirare occorre del tempo. Il modo in cui respiriamo quando prendiamo un asana, manteniamo la posizione e la concludiamo è il punto di partenza per migliore, i due principi base da tenere sempre presenti sono:

-         Quando si inspira il corpo si apre e si espande, mentre quando si espira si contrae e si chiude;

-         Lasciare che sia il respiro a guidare il movimento e non viceversa.

L’esecuzione corretta di un asana inoltre dovrebbe sempre rispettare queste tre qualità:

-         Calma;

-         Serena;

-         Durevole.

Naturalmente sia a livello fisico che mentale, soprattutto quando si esegue un asana difficile, scomodo e dove c’è un discreto sforzo, ripensare a quelle caratteristiche ci potrà aiutare a rilassarci, solo in questo modo si può arrivare ad un senso di benessere e gioia.

In generale gli asana possono essere divisi in quattro categorie ed in ognuna di esse, si deve entrare nella posizione con il respiro giusto.

-         Flessioni o piegamenti in avanti ESPIRAZIONE;

-         Flessioni o piegamenti all’indietro ed espansioni INSPIRAZIONE;

-         Flessioni o piegamenti laterali ESPIRAZIONE;

-         Torsioni o rotazioni del corpo ESPIRAZIONE.

La respirazione durante il mantenimento di un asana deve rispettare quelle caratteristiche, cioè: Morbida, lenta, facile, regolare, lunga, continua, profonda e libera. Mentre per uscire da una posizione, dovremmo eseguire l’atto respiratorio contrario a quello usato per prendere l’asana, quindi se prendiamo un asana espirando, quando ne usciamo dovremmo inspirare, e viceversa.

Un’altra caratteristica importante è quella di trovare il proprio equilibrio. Crescendo sviluppiamo degli squilibri e quasi sempre c’è un lato che è più debole ed uno più forte, questa è una cosa di cui ci si accorge subito quando si inizia a praticare yoga, ed è proprio di quella parte più debole del nostro corpo a cui dovremmo dare maggiore attenzione. Se da un lato l’esecuzione di un asana è più difficile, non evitiamo di farla, anzi soffermarsi di più è l’atteggiamento migliore. Se ad esempio dal lato più forte rimaniamo nella posizione per cinque respiri, dall’altro più debole rimarremo per dieci. L’atteggiamento migliore è quello di affrontare faccia a faccia gli squilibri e cercare di sconfiggerli con la pratica degli asana, quindi sicuramente evitare il problema è un atteggiamento sbagliato. Lo yoga serve anche a questo, ad auto-equilibrarsi sia nella pratica che nella vita in generale.

 

AFFRONTARE IL DOLORE, ESSERE RILASSATI, CONSAPEVOLI E ABBANDONARE L’EGO

Quando si eseguono gli asana uno dei maggiori problemi che dobbiamo affrontare sono i dolori. Non è lo yoga che fa nascere i dolori, ma ci sono sempre stati. Lo yoga insegna che i dolori fanno parte del cammino, e bisogna affrontarli nel modo giusto, proprio per questo esso ci mette faccia a faccia con loro. Imparare a distinguere il dolore giusto da quello sbagliato è una differenza importante da conosce: “Il primo è leggero, sopportabile e nasce quando si è leggermente al di là dei propri limiti. Quello sbagliato è insopportabile e si manifesta all’improvviso ed in modo molto forte.” Un aforisma Yoga da tenere presente è questo: “Se la pratica di oggi danneggia la pratica di domani, essa non è corretta e va cambiato qualcosa.”

Molti praticanti, per non affrontare piccole sofferenze, si adagiano ed eseguono sempre gli stessi asana rimanendo all’interno dei loro limiti. L’atteggiamento giusto è cercare di andare sempre leggermente al di là dei propri limiti, affrontare il dolore con serenità e cercare di rilassarsi attraverso la respirazione. In fondo lo yoga è questo: “Guidarci giorno dopo giorno al di là dei nostri limiti”. 

In questa disciplina il rilassamento dovrebbe essere la sensazione che ci accompagna durante tutta la pratica yoga, ma si sa benissimo che non è cosa facile e ci si può arrivare solo con il tempo, la pratica costante e la pazienza.

Durante la pratica ci sono sicuramente sforzi fisici, a volte anche molto intensi, ma se si riesce ad attivare solo i muscoli corretti lasciando tutti gli altri allo stesso tempo rilassati, si può ambire ad un senso di beatitudine. Lo stare troppo tesi, respirare male, e il non vedere l’ora di uscire da un asana, sono il modo più sbagliato di praticare, accumuleremo tensioni sia fisiche che mentali e sicuramente non riusciremo mai a rilassarci.

Imparare a rilassarsi significa imparare e a respirare nel modo giusto, anche perché lo yoga senza la respirazione giusta diventa solamente ginnastica. La soluzione sta nell’imparare a respirare profondamente, e nel tempo la situazione migliorerà senza che nemmeno rendercene conto. Nella fase di inspirazione dobbiamo imparare ad espandere il nostro corpo, mentre quando si espira lasciarsi andare più che si può, fino ad arrivare alla fine dell’espirazione, in cui si riesce a rilasciare ogni tensione. Importante anche avere lo sguardo rivolto verso l’interno, quindi non teso, in modo da potersi rilassare sempre più sul proprio corpo e non su altre cose che ci possono distrarre. Anche i denti non devono essere serrati mentre si pratica, altrimenti si creano tensioni, una buona tecnica potrebbe essere quella di chiudere le labbra senza stringere e di poggiare la punta della lingua dietro gli incisivi.

La sensibilità corporea oggi giorno, è cosa quasi sconosciuta alla maggior parte delle persone, troppo presi dalla vita stressante e dai loro impegni quotidiani, che hanno quasi dimenticato come si usano al meglio i corpi. Grazie alla pratica dello yoga, e all’esecuzione degli asana riacquistiamo quella consapevolezza perduta, qualità importantissima che non dovrebbe mai mancare. Questo perché quando si esegue una posizione, si è costretti ad osservare sé stessi, a cercare di non farsi male, a correggersi da soli, a percepire i nostri limiti e tutto questo fa nascere in noi quella consapevolezza del proprio corpo. C’è anche da dire però, che questo avviene solamente se si seguono in modo corretto, le linee guida fino ad ora descritte, e non eseguendo gli asana in modo meccanico. Un’analisi di sé stessi durante tutta la durata di ogni asana, quindi nella fase in cui si entra, si mantiene e si esce, con il tempo porterà i dovuti risultati e impereremo a percepire i segnali che il corpo ci invia, e inizieremo da soli ad imparare quando si è in errore e quando no. Sapersi ascoltare è di fondamentale importanza.  

Eliminare l’ego nello yoga, ma anche negli atteggiamenti di vita quotidiana è cosa importante per non dire fondamentale. Oggi giorno le nostre vite sono pervase dal pensare e dire: “io ho fatto questo, io sono migliore, io sono così ecc.”, e anche nella pratica yoga, si ha fretta di arrivare subito ai risultati, senza tener conto delle proprie capacità, un po' come un padrone che ti dice cosa fare e pensare. Questa è sicuramente un’abitudine da eliminare come accennato sia nella vita, che nello yoga perché quando si è pervasi dall’ego ci facciamo male e creiamo tensioni in zone dove non dovrebbero esserci. In questo caso la soluzione sta nel mezzo è cioè eseguendo un asana, non bisognerebbe né allungarsi troppo né troppo poco, ma il giusto. Nella vita quotidiana purtroppo abbiamo tutti una gran fretta e questo influenza anche la pratica yoga. Il suggerimento per arrivare ad eliminare l’ego è quello di rilassarsi e di non avere fretta nell’esecuzione di ogni posizione, e se si assumerà questo atteggiamento, elimineremo l’ego e si avranno molti più benefici in minor tempo. Quando si esegue un asana, all’inizio sarebbe cosa buona non arrivare subito alla versione completa, piuttosto, cercare di arrivare al limite fisico personale in quel momento e da lì cercare di migliorarsi. 

Eccoci arrivati alla conclusione di questo elaborato. Ho voluto descrivere un po' quali sono le caratteristiche migliori da imparare, applicare e da non dimenticare quando ci si avvicina allo Yoga. Spero che questo sia solo il punto di partenza verso una conoscenza in materia sempre più vasta e professionale.  

 

LA TRANSIZIONE DA UN ASANA ALL’ALTRA

Le transizioni nel Vidhi Qi-Yoga sono lente, il respiro accompagna i movimenti che sono LIBERI e senza costrizioni, l’obiettivo è prendere l’Asana in modo corretto, non importa la strada che si percorre! Una volta raggiunta la posizione statica si respira (3-5-7-10 respirazioni, in base alla difficoltà) iniziando sempre dall’inspirazione terminando con l’espirazione, prima di transitare ad un’altra Asana.

 

SALUTO INIZIALE E FINALE

 

Il saluto del Vidhi Qi-Yoga è: "Aho Mitakuye Oyasin", arriva dalle tribù Lakota e si può tradurre letteralmente come: "Tutte le mie relazioni (o parenti)", "siamo tutti connessi", "tutto è connesso" o anche "tutto è in simbiosi". Si tratta di una preghiera di unità e armonia con tutte le forme di vita: le altre persone, gli animali, gli uccelli, gli insetti, gli alberi e le piante, e perfino le rocce, i fiumi, le montagne e le valli.

 

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